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venerdì 22 dicembre 2006

Oltre i muri della vergogna

B
No_Warrandelli di carne esposti come quarti di bue macellati, l’aroma del sangue ancora caldo scende a rivoli dai tronchi mozzati. Sento quel profumo, quel nettare oscuro di carnume putrefatto penetrarmi le narici.
Prendo la palla di stracci cercando di non inciampare sulle membra piovute dal cielo durante l’ultimo attacco. Nulla cambia attorno a me, nulla varia dall’inizio della mia vita, da, quando gli occhi si sono aperti innanzi all’orrore.  Non c’è vita oltre questa vita, non c’è speranza per noi, imprigionati dietro quel muro infame che ci fa prigionieri in un ennesimo campo di concentramento a cielo aperto, chiamato da altri con nome diverso.
Tutto doveva essere dimenticato. Tutto doveva essere ricordato degli orrori del millennio passato, ma quei morti bruciati, carbonizzati, quei cadaveri ridotti in cenere oggi sono con noi e mi tengono la mano.  La sento, la tocco, è scheletrica e ossuta come la mia. Il suo stomaco grida per la fame come il mio. Il suono è il medesimo, come uguale l’atrocità che ha subito, e ora i miei occhi precocemente adulti vedono attorno e in me.
Mi parla all’orecchio, ma altri non possono udirlo, ascolto le sue preghiere rivolte a J.H.V.H, rivolte a Adonai. Sento la sua mano sfiorare la mia, e con un gesto m’invita a rivolgermi al mio Dio, ad Allah, lo stesso Dio assente ieri come oggi, dei nostri sacri testi.
Dov’era Adonai in quei campi passati, dov’è ora Allah? Forse nascosto oltre quel muro? Forse è nascosto e ascolta silenzioso le nostre comuni preghiere?

Tocco con la mente la sua Kippa, tocca con lo spirito la mia Keifa. Lo stesso tessuto lavorato dall’uomo, lo stesso Dio, la stessa Fede, lo stesso dolore, la stessa morte. La morte.

Vorrei poter vedere il suo sorriso, vorrei che potesse vedere il mio sorriso in cerca di una speranza rivolta al futuro assente.
Prendo la palla tra le mani, è sporca di terra e imbrattata di sangue. Ho le dita chiazzate, le dita nere e la mente intorpidita per le grida stridule che odo.
Si avvicina l’ennesima sera, l’ennesima notte infernale, dove il cielo sarà illuminato a giorno dai razzi traccianti, dove altri innocenti saranno sacrificati per un olocausto senza fine.
Oggi come allora nessuno vuole sentire il pianto degli innocenti. Oggi come nel millennio passato in troppi chiudono gli occhi, si tappano le orecchie innanzi al genocidio che si sta compiendo, innanzi allo sterminio indiscriminato che quotidianamente si compie.
Oggi come allora parlano i politici, parlano i proclami pubblici, e gridando si addossano le colpe l’uno all’altro, ma è sui nostri capi che cadono i missili, sono sui capi dei nostri fratelli di là del muro che cadono i nostri missili causando terrore distruzione e morte.
Valiamo meno dei granelli di sabbia sulla spiaggia, siamo povere pedine di una scacchiera impazzita, pedine senza re e regine, perché come vili vivono protetti, osannati e riveriti, mentre la nostra tavola è vuota, lo stomaco grida, e negli occhi non abbiamo più lacrime per piangere i genitori, fratelli sorelle e amici perduti.
Siamo colpevoli! Sì colpevoli come i nostri fratelli gasati  e cremati. Colpevoli d’avere un Dio diverso, d’avere una Fede nata dagli stessi padri, ma la discendenza degenere si è frantumata e divisa, leggendo, scrivendo, narrando e creando muri d’incomunicabilità e odio.
A chi rivolgo la mia preghiera? Alla Mecca?  Non posso prostrarmi a terra nella giusta direzione, perché attorno a me, nulla vedo se non desolazione, morte e mura che salgono al cielo? Al Dio degli Ebrei? Implorando pietà affinché metta fine alla nostra tribolazione e abbia clemenza di noi presunti infedeli al suo cospetto? Al Dio dei Cristiani, che secondo le loro usanze sarà ricordata la sua nascita tra pochi giorni? Lo stesso Dio che ci chiama infedeli, come noi chiamiamo loro crociati infedeli?
No, quest’anno non rivolgerò alcuna preghiera a nessun Dio umano. Non compirò alcun sacrificio a nessuna divinità musulmana ebrea o cristiana. Oggi mi riunirò in silenzio tenendo per mano il mondo, tenendo nel cuore quanti vorranno elevare una preghiera per quei morti sterminati dall’uomo in tutti i millenni passati, riflettendo sugli orrori che oggi vedo davanti a me.
Non guarderò le loro religioni, ma i loro cuori, sapendo d’avere accanto quell’amico che sorridendomi con la sua mano ossuta si sistema la Kippa, e con l’altra m’accarezza la Keifa, infondendomi con un sorriso la certezza di un futuro oltre quel muro, dove in passato aveva letto per migliaia di volte: “Il lavoro rende liberi”.



scritto da: Marco Bazzato poeta, scrittore, pubblicista, pittore.
Un nuovo amico di Blog Penna Calamaio: Marco Bazzato:
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julia974
julia974 il 23/12/06 alle 13:03 via WEB
Salve Marco Bazzato. Ho letto con enorme attenzione il tuo post ( ti dò del tu è molto più semplice e amichevole ). Comincia piano, per poi prendere piede e corpo nell'anima del lettore, attraverso l'enfasi espressa con parole pungenti, quel senso di impotenza, di smarrimento che noi, miseri mortali, abbiamo dinanzi a certe situazioni. E ci rivolgiamo a DIO, chiedendogli il perchè. Ma Quel Signore, è sempre presente anche nelmale, anche nella morte, così come onnipotente è il suo potere. Esiste sempre un muro che ci divide da qualcosa o da qualcuno. E spetta solo a noi, riuscire ad abbatterli. Ti lascio i miei complimenti per questo post che prende l'anima, conparole dirette e mai a caso. Ed, inoltre, lascio qui, anche i miei auguri di Buon Natale. Grazie x averci regalato questo sprazzo di vera poesia. Julia974.


HO.PERSO.LA.DENTIERA
HO.PERSO.LA.DENTIERA il 23/12/06 alle 15:21 via WEB
Sono parole vibranti di sdegno e di desolazione, ma, al tempo stesso, colme di straordinaria dolcezza :"tocco con la mente la sua Kippa, tocca con lo spirito la mia keifa" . E' quasi un canto disperato emesso con la voce tremula dell'umana partecipazione, ma con lo sguardo attento e critico di chi sa andare a fondo delle cose. Attraverso le parole di Marco, ci è offerta l'occasione, oltremodo propizia durante la festività religiosa per eccellenza, di approfondire tematiche dall'inaudito rilievo: il tema di una fratellanza che trascenda i credi religiosi, quello dello smarrimento umano al cospetto di Dio (per chi lo ha), di fronte all'esistenza del dolore, della guerra, della sofferenza, della morte..Non in ultimo sarebbe possibile sviscerare il tema fondante, indagare sull'inadeguatezza delle politiche sin qui perseguite, per risolvere l'annosa questione che affligge quei territori, al di là ed al di qua del muro..Grazie a Marco per questo contributo ricco di spunti.

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